Le rotte della conoscenza

Le rotte della conoscenzaCome ha detto il filosofo Paul K. Feyerabend, “Già i Greci sapevano muoversi nel Mediterraneo con la stessa naturalezza delle rane in uno stagno”, ma questo stagno è diventato un mondo: si è proiettato al di là delle colonne d’Ercole, ha visto la fusione e confusione di molteplici civiltà, ha assistito alla nascita della filosofia, è stato celebrato nei miti e cantato dai poeti. Le rotte del Mediterraneo sono state quelle di mercanti, pirati e conquistatori; ma si sono tramutate nelle rotte della conoscenza. E chi, per questo mare, da costa a costa, da isola a isola, va in cerca delle vestigia di questo incontro-scontro di civiltà, si imbatte di continuo nelle strutture architettoniche del teatro, una forma che ha saputo resistere all’urto del tempo quasi a indicarci che ogni vera cultura è potenzialmente ogni altra cultura.

Le notti del Mediterraneo

Le notti del MediterraneoTesti sacri, poesia, cinema, teatro, antropologia, letteratura: mille e una sera per immergersi in un mondo vicino e insieme esotico, familiare e allo stesso tempo affascinante come una fiaba.
Dibattiti e performances, discussioni “al chiaro di luna” per ripercorrere la storia della nostra civiltà e conoscere culture lontane.
Esiste una “gens mediterranea?”.
La risposta sta nella Bibbia tradotta da Ceronetti, nella ricerca intorno al Teatro e alla Poesia del Mediterraneo condotta da José Monleon e Nadir Aziza, nelle immagini indimenticabili del cinema di Pasolini, nel disvelarsi di un mistero della società mediorientale, l’harem, segregazione e privilegio al tempo stesso.
Mediterraneo può essere anche lo sguardo sul mito gettato da due premi Nobel della Letteratura, l’irlandese Joyce, profondo conoscitore dei classici, e il poeta caraibico Derek Walcott.